sabato 24 gennaio 2015

La Storia di Serra de 'Conti

Serra de' Conti (la Sèrra o la Sèra in dialetto locale) è un comune italiano di 3.678 abitanti della provincia di Ancona nelle Marche.

Storia

Grazie al suo discreto stato di conservazione, si propone tuttora come esempio abbastanza significativo di impianto urbano di origine duecentesca riadattato e trasformato in età tardomedievale e moderna sotto la spinta dei mutamenti economici e sociali. In molti casi l'immagine di città murata è andata perduta a seguito delle pesanti demolizioni succedutesi dall'inizio dell'Ottocento per facilitare più comodi accessi, espansioni extra muros di servizi e residenze. A Serra de' Conti il perimetro murato della città storica è invece per buona parte ancora integro, formalmente e strutturalmente riconoscibile nella tipica forma a fuso allungato. Tale forma è data dalla principale direttrice di espansione della sommità della cresta collinare in direzione Nord-Sud, sul percorso della strada che collegava la valle del Misa (Senigallia) e quella dell'Esino (Jesi). Del sistema di torri e baluardetti oggi restano in evidenza ben undici torri, mentre delle tre porte restano solo quella di Santa Lucia e l'antica porta della Croce.
L'espansione urbana avviene nel periodo comunale (sec. XIII – XIV), che rappresenta il momento di maggior sviluppo economico e demografico. La presenza di un primo nucleo abitativo fortificato si accompagna alla nascita del comune e all'edificazione del castello (secc. XII-XIII), che concludono la lunga fase di colonizzazione della valle iniziata nel sec. XII. Durante tutte le vicende della prima metà del secolo XIII fino al 1244 il castello di Serra non è mai menzionato in maniera esplicita in alcuno dei documenti di cui disponiamo e non appare nemmeno coinvolto direttamente in nessuno degli avvenimenti riguardanti i comuni limitrofi; solo nel 1240 come sappiamo da documenti processuali successivi, erano stati fissati i primi confini territoriali fra Serra e Rocca Contrada (Arcevia) citando il territorio con la menzione di districtum Serre, poi nei secoli, quasi come sinonimi, vennero utilizzati Serra Comitum e Serra Comitis.

Serra de' Conti

Il Ristorante Coquus Fornacis di Serra de' Conti alla Festa del Radicchio Rosso di Dosson

Marco Giacomelli, nume tutelare  del Ristorante Coquus Fornacis di Serra de' Conti (An), nelle Marche, è intervenuto alla Festa del Radicchio Rosso di Treviso di Dosson 8Tv).

Il ristorante nasce all'interno di una vecchia fornace completamente ristrutturata una nuova bottega del mangiare:il ristorante "Coquus fornacis"di Marco Giacomelli.
Il ristorante offre una sapiente ed originale interpretazione dellacucina locale,nel pieno rispetto della tradizione marchigiana e dei suoi prodotti tipici.

La Cantina del Terraglio alla Festa del radicchio Rosso di Dosson

La Società Cooperativa Agricola Cantina del Terraglio conta ad oggi circa 300 soci che conferiscono uve provenienti da terrenidelle province di Treviso e Venezia. Per rispondere alle esigenze di sempre maggiore qualità richieste dai suoi numerosi clienti, nel 1995 è stato avviato un percorso di ristrutturazione degli impianti di lavorazione e delle vigne, affiancato ad un supporto tecnico sul territorio.
La cooperazione è alla base della nostra filosofia, per questo motivo lavoriamo senza dimenticare che il territorio e la passione di chi lo cura sono il punto di partenza per un prodotto di qualità. Questo ci porta a sostenere progetti di aggregazione e di caratteresociale promossi da comuni e associazioni a noi vicini, ovvero da chi questo territorio lo vive.
La Cantina Terraglio è sinonimo di vini di qualità, competenze aziendali e passione di chi vi lavora, ricordo delle origini e rispetto per il futuro.
La ricerca di una sostenibilità ambientale si protrae con estrema cura in ogni pratica agronomica sui vigneti, in tutte le fasi di vinificazione  e conservazione, sino alla vendita di vino al degustatore.
 
Prodotti: Prosecco Doc, Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Franc, Manzoni, Verduzzo, Raboso, Rosato,Merlot.cantina del terraglio sede fronte

Il Caseificio Artigiano Zanchetta di Casale sul Sile a Comunicare per Esistere 2015

I giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno invitato il Caseificio Artigianale Zanchetta di Casale sul Sile alle iniziative di informazione di Comunicare per Esistere 2015.

Dal 1972 la famiglia Zanchetta gestisce infatti il caseificio artigiano con passione e familiarità.
L’avventura inizia già dal 1946 quando Aurelio di ritorno dalla grande guerra lavora come casaro presso una vecchia latteria sempre a Casale sul Sile.
Nell’attuale sede da quarant’anni con la moglie Ilde comincia l’attività in proprio per poi passare ai figli Anna e Riccardo il testimone.
La dinamicità dell’azienda è confermata da una serie infinita di formaggi sempre nuovi che negli anni si sono succeduti e dalla gastronomia casearia creata per le elaborazioni, si amplia con lo yogurtificio seguito da Gilberto terza generazione in attività e dalla PRONTOLATTE per la consegna a domicilio dei prodotti presenti nel fornitissimo negozio.



La Salumeria di Eustacchio a Comunicare per Esistere 2015

Nel 1971 Ferdinando Sartorato ha cominciato a lavorare come macellaio, a Treviso.
Cinque anni dopo, nel 1976 è subentrato in una macelleria di Dosson di Casier, suo paese di nascita alle porte della città. In seguito, grazie all' aiuto dei suoi fratelli Roberto e Franco, riuscì ad ampliarsi ed aprire due nuovi punti vendita nel centro di Treviso.
Assieme alla macelleria cominciò, contestualmente, un attività di produzione di salumi propri, in un piccolo laboratorio attiguo al negozio di Dosson; con l'aiuto del padre Eustacchio, che ha portato l'esperienza di chi a fatto per anni il salumiere, quando d'inverno nelle case coloniche era tradizione (festosa) l'uccisione del maiale e la preparazione degli insaccati che dovevano soddisfare i bisogni delle famiglie per tutto l'anno.

Grazie alla dedizione nel lavoro e ad un aumento della domanda di salumi da parte delle tre macellerie, Ferdinando decise di spostarsi e cercare un nuovo spazio per poter proseguire la sua attività di salumiere; cosicchè nel 1999 fondò "La Salumeria di Eustacchio", (in onore al padre).
Dapprima con il solo aiuto di Gianni, suo fratello, in seguito anche grazie all'esperienza di Paolo, un esperto salumiere. L'attività si sviluppò e riuscì ad inserirsi, con il proprio marchio, nel mercato trevigiano.
Da allora la Salumeria di Eustacchio si è fatta conoscere per la qualità dei propri prodotti e la loro lavorazione artigianale, sinonimo di garanzia.



Il radicchio rosso di Treviso

La consacrazione ufficiale del radicchio rosso, come pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso, avviene per opera di Giuseppe Benzi. Questi, un agronomo di origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante all’istituto tecnico Riccati, divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana, darà vita, nel mattino di giovedi 20 dicembre 1900, alla prima delle mostre che annualmente la città di Treviso dedicherà alla rossa cicoria proprio sotto la centralissima Loggia di piazza dei Signori. Vincitore della prima edizione fu Antonio De Pieri detto Fascio, fittavolo della tenuta De Reali di Dosson ( Treviso ), a conferma della diffusa voce popolare che identifica in Dosson ( Treviso ) la patria del radicchio rosso. Da allora, ogni anno, all’approssimarsi del Natale, per una mattina, il cuore della città vedrà protagonisti gli uomini provenienti dalle vicine campagne e la Loggia, sia pure per poche ore, assumerà l’aspetto di un coloratissimo giardino d’inverno. 
origini-radicchio
La mostra del radicchio accompagnerà l’ultimo secolo della storia cittadina e verrà interrotta solamente in due occasioni: durante la grande guerra, quando Treviso verrà, di fatto, a trovarsi in prima linea, e negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale.

...A partire dal 1970 alla mostra di Treviso si aggiungeranno tutta una serie di mostre periferiche.

Le mostre di Santa Cristina, Preganziol, Zero Branco, Mogliano, Lughignano, Dosson, Rio San Martino di Scorzè, Martellago, pur con tutti i loro limiti di manifestazioni prettamente locali, si sono dimostrate un importante momento di valorizzazione di questo ortaggio, di discussione dei problemi agronomici ed economici a esso legati, nonché di una sempre maggiore conoscenza delle sue indiscusse qualità gastronomiche.

Abbiamo visto che le prime notizie certe sul radicchio sono apparse attorno al 1860. Ma come si è giunti a trasformare una varietà della comune cicoria (perché di questo alla fin fine si tratta) nel prelibato radicchio rosso tardivo di Treviso?

Al riguardo non ci sono testimonianze precise e la leggenda a volte si confonde con la realtà. Molte sono infatti le storie che tuttora i vecchi contadini amano raccontare in quello che, ben a diritto, può essere considerato il luogo d’origine del radicchio, cioè Dosson. C’è chi parla di uccelli che hanno lasciato cadere il seme di questa pianta speciale sul campanile del paese in tempi lontanissimi, chi parla di frati che hanno saputo trovare e conservare con cura questo seme, chi ancora racconta di una piantina che cresceva spontanea lungo i fossi e ai bordi degli orti finché qualcuno non scoprì la possibilità di trasformarla nel croccante radicchio per mezzo dell’imbianchimento.

L’eclettico Giuseppe Maffioli (uomo di teatro, studioso di cultura veneta e gastronomo), cui la valorizzazione del radicchio trevigiano deve moltissimo, è stato il primo acercare di dare una spiegazione verosimile alla questione. Egli ipotizzò una partecipazione a questa nascita (1860-1870) di Francesco Van Den Borre, specializzato nell’allestire parchi e giardini, che giunse a Treviso dal Belgio, a villa Palazzi, per realizzare uno dei più bei complessi di verde annesso a una villa veneta, secondo un prototipo di giardino all’inglese. La sua esperienza anche nelle tecniche di imbianchimento già da molto in uso per le cicorie belghe, avrebbe potuto essere utile allo sviluppo del prodotto trevigiano. Il figlio di Francesco, Aldo, continuatore della sua opera e benemerito personaggio trevigiano, escluse tuttavia questa ipotesi a suo tempo.

Viene allora in mente una delle tante storie raccolta da chi scrive queste note. Racconta Silla Bovo, un pensionato di Treviso che da ragazzo frequentava gli Artuso e i Reato, vecchi agricoltori di S. Angelo, di aver sentito dire da loro che tutto era iniziato quando qualche contadino della zona un inverno portò a casa dei radicchi di campo ammassati in una carriola.

I radicchi furono dimenticati in un angolo finché una sera, durante il filò, uno della famiglia avvicinatosi alla carriola estrasse dal mucchio una piantina e, tolte le foglieesterne ormai appassite e guaste, si trovò fra le mani con sua grande sorpresa un bel radicchio dal cuore sano e dal colore rosso vivo.

Ecco, è molto probabile che la scoperta della possibilità di trasformare la varietà di cicoria invernale da sempre presente nei campi attorno a Treviso nel rosso e croccante radicchio che ora conosciamo sia dovuta a un fatto puramente casuale, come peraltro è avvenuto non di rado in molte altre branche dell’attività umana.

Ma va sottolineato come il caso non sia mai del tutto fortuito. Non si può infatti dimenticare quella che è un po’ una costante degli agricoltori, sotto tutte le latitudini: una, sia pur non appariscente, “attitudine sperimentale” – per dirla con lo studioso Danilo Gasparini – che porta spesso ad autentiche scoperte, che solo più tardi vengono riconosciute, e a volte fatte proprie, da chi magari i contadini li ha sempre disprezzati.

L'amicizia fra la Sagra del Cinghiale di Chianni e la Festa del Radicchio Rosso di Dosson





L'amicizia tra le Comunità di Chianni e di Casier/Dosson, che attualmente si sviluppa in appuntamenti annuali in occasione delle rispettive "Sagra del Cinghiale" e Festa del Radicchio Rosso di Treviso a Dosson trova radici molto lontane nel tempo.

Infatti Angelo Tonet (detto l'Orso) di Biancade e Bruno Niccolai di Chianni non potevano immaginare che a distanza di oltre trent'anni dal loro primo occasionale incontro (avvenuto nel 1982) la rete di amicizia e scambi tra le due Comunità, quella di Casier da una parte e quella di Chianni dall'altra, si sarebbe così ampliata e rinsaldata.

L'amicizia tra questi due personaggi, dalla personalità spiccata ed espansiva, è andata estendendosi a sempre più numerosi gruppi di persone: da principio tramite contatti diretti, successivamente attraverso incontri propiziati da varie Associazioni (Associazione Calcio, Amici del Sile, Polisportiva Casier). Il ricco scambio di presenze e manifestazioni nelle due realtà, il ripetersi di gite, di incontri, di partecipazioni alle reciproche manifestazioni alla fine non poteva non coinvolgere le Amministrazioni dei Comuni di Chianni e di Casier che si sono prodigate e si dedicano tutt'ora per rendere sempre più qualificate e interessanti le occasioni di incontro. In questo clima di genuina amicizia e di voglia di stare insieme per far festa è nato lo scambio di partecipazione alle rispettive manifestazioni enogastronomiche.

Da alcuni anni (precisamente dal 1992) l'Associazione dei Produttori del Radicchio di Dosson/Casier propone una serata di degustazione del prodotto tipico "il fiore che si mangia", presentato in risotto o pastellato, nell'ambito della Sagra del Cinghiale di Chianni; tale sodalizio si rinnova in una serata dedicata al cinghiale presso la tradizionale Festa del Radicchio Rosso di Dosson dove, simpaticamente, il "Re Spadone" (il radicchio rosso) incontra il "Signore della macchia" (il cinghiale di Chianni).

Questi appuntamenti rappresentano un'occasione di incontro che va al di là dell'aspetto enogastronomico, e sono accomunati da una tenace e puntigliosa valorizzazione delle tradizioni e cultura popolare che questi "frutti dell'inverno" rappresentano nei rispettivi ambiti territoriali.

Le nostre due Associazioni, ricordando i protagonisti del passato di questa amicizia, continuando nel presente a realizzare eventi ricchi di valore culturale e di costume, intendono trasmettere anche alle generazioni future i valori indiscutibili della nostra cultura nata dall'amicizia tra persone.

Associazione Produttori del Radicchio Rosso di Dosson
Luigi Bologna, Presidente





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